• «L'arteterapeuta mi aiutava ad aiutarmi.
    Ho scoperto che forse la medicina per la mia malattia fosse proprio l’arte.»
    Carla, 18 anni, paziente anoressica all’Ospedale regionale di Lugano

  • «E solamente essendo creativo, che l’individuo scopre se stesso.»
    D. W. Winnicott, pediatra e psichiatra

  • «Il servizio di pediatria è come un porto sicuro.»
    Dr Valdo Pezzoli, primario servizio di pediatria, Ospedale regionale Lugano

  • «Non esistono grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice.»
    Albert Einstein

  • «Creando potevo guarire, creando ritrovavo la salute.»
    Soeren Kierkegaard, filosofo danese

  • «Lodo la danza che richiede tutto, che favorisce salute e chiarezza di spirito, che eleva l’anima.»
    Sant’Agostino

Accedere ad una comprensione più ampia della personalità

«È giocando, e solo giocando, che l’individuo, adulto o bambino, è in grado di essere creativo e di utilizzare completamente la sua personalità. È solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé» – D. Winnicott

Esprimendosi attraverso la creazione, la persona ammalata è coinvolta in un lavoro di forgiatura del suo vissuto: ovvero il processo di creazione. Attraverso questo processo e con la materia scelta (pittura, terra, collage), la persona oltre a esprimersi trasformerà anche la traccia di ciò che sente. Questo lavoro coinvolge il corpo attraverso l’azione e le sensazioni, le emozioni e il pensiero.

Si tratta di un processo che non solo porta la persona ad esprimersi, ma le consente anche di accedere ad una comprensione più ampia della propria personalità e di ciò che sta vivendo. Per mezzo della creazione riannoda un rapporto vivo con se stessa. L’accompagnamento del paziente con l’arteterapia è un sostegno complementare alle altre cure proposte. Gli scambi con gli altri professionisti del settore sanitario sono ricchi e importanti. Questa intensa collaborazione permette a ognuno di gettare uno sguardo diverso sull’ammalato e sulla sua storia, consentendogli così di affrontare e di accettare i cambiamenti che le sue condizioni di salute impongono (crisi, malattia, incidente, ecc…).

Christina Anzules, arteterapeuta, Ospedale Universitario di Ginevra (HUG)

Attivare le risorse e le parti sane della persona

Come forma terapeutica interattiva e relativa alla psicologia del profondo, la musicoterapia favorisce l’attivazione di risorse e di parti sane della personalità. Giocare con suoni, ritmi e melodie sotto forma di accompagnamento terapeutico consente di esprimere sentimenti e di elaborare esperienze opprimenti. Nella quotidianità di un ospedale, la musicoterapia è raccomandabile soprattutto nelle situazioni in cui il paziente non può parlare o può farlo solo in maniera limitata. L’obiettivo massimo in questo caso è promuovere e mantenere la qualità di vita.

La musicoterapia con i bambini fortemente disabili aiuta a trovare il contatto con i pazienti che sembrano vivere in un mondo tutto loro, chiuso. Senza parole si possono esprimere gioia, rabbia e tristezza, e insieme ai familiari è possibile aprire una porta verso una migliore qualità di vita.

Christina Erb, musicoterapeuta, Ospedale pediatrico di Basilea (UKBB)

Comunicare i sentimenti e esigenze

Nell’arteterapia e nella terapia dell’espressione utilizziamo, accanto ai metodi verbali, diverse forme d’arte quali la musica, il teatro e il gioco di ruoli, la pittura, il bricolage, il racconto e l’invenzione di storie. L’attività creativa mette in contatto i pazienti con le loro risorse e ne rafforza la fiducia in sé.

L’arteterapia e la terapia dell’espressione consentono loro di tuffarsi in un altro mondo. Possono comunicare i loro sentimenti e le loro esigenze, elaborare le loro esperienze in ospedale e in relazione alla malattia/all’infortunio e percepire se stessi come abili e attivi, esperienza molto importante per affrontare la malattia/l’infortunio e per il processo di guarigione del paziente. Per i terapeuti lo scambio con il personale infermieristico e con i medici è molto importante per ottenere informazioni sulla situazione individuale del paziente e per affrontare situazioni sia piacevoli che opprimenti.

Cintia Balau, arteterapeuta, Kinderspital Zürich (KISPI)

Stava sdraiata a pancia in giù e non si muoveva.

Le musiciste dello CHUV accompagnavano da un anno una bambina di 3 anni colpita da un cancro diagnosticatole poco dopo la nascita. A causa della sua estrema vulnerabilità, la bambina doveva regolarmente essere ricoverata per lunghi periodi nel Servizio di oncologia, spesso in isolamento. Quando l’avevamo vista per la prima volta aveva 8 mesi. Stava sdraiata a pancia in giù nel letto e non si muoveva. Aveva l’aria di non avere più forza né vita; sua madre, triste, le stava accanto. Quando ha sentito la prima melodia, ha sollevato la testa e l’ha sorretta con forza per tutta la mia canzone, con gli occhi sgranati e regalandoci alla fine un sorriso immenso.

Nel corso delle numerose visite che abbiamo fatto da allora siamo riusciti a cerare un legame molto stretto. La mamma di Marion ama molto la musica e in particolare il canto. In questo modo, ogni incontro diventava una vera e propria esibizione canora che calmava la bambina, la faceva ballare e sorridere. Sentivamo allora che questi stralci musicali sono diventati dei momenti di felicità per la piccola, che ogni volta sembrava riprendere forza, in particolare per lottare contro la malattia.

Christiane Rupp, musicoterapeuta, Centre Hospitalier Universitaire Vaudois (CHUV)

Commossa e al tempo stesso sollevata

Sabine, 16 anni, paziente anoressica, è in grado di esprimersi molto bene verbalmente. Le piacciono i discorsi intellettuali, e in quel modo si sente perfettamente a suo agio. Dietro questi discorsi nasconde e seppellisce i propri sentimenti. Claudia Hablützel, musicoterapeuta, le propone di dare una voce musicale all’anoressia. Inizia a cercare, a suonare vari strumenti e scopre all’improvviso uno strumento che produce un suono che le piace. Lo strumento ha un suono forte che copre tutto.

È commossa, piange e al tempo stesso si sente anche sollevata per il fatto che questa malattia abbia finalmente una voce. Da allora lo strumento rimane un simbolo della sua malattia.

Claudia Hablützel, musicoterapeuta, Kantonsspital, Winterthur

Un servizio di pediatria è come un porto sicuro

Il servizio di pediatria dell’Ospedale regionale di Lugano prende a carico pazienti con patologie di varia natura e di età compresa tra gli 0 e i 16 anni circa. Lavorando in ambito così ampio, l’arteterapeuta accoglie problematiche che spaziano dalla malattia somatica alle patologie psicoaffettive, dai disturbi dell’alimentazione alle situazioni di disagio sociofamiliare.

I pazienti degenti, una volta dimessi, possono proseguire il processo arteterapeutico in modo ambulatoriale, dando così maggior significato alla terapia ospedaliera. Inserita in un’equipe pluridisciplinare composta da medici, infermiere, psicologhe, psichiatra, maestra, ergoterapiste, dietiste, l’arteterapeuta sostiene il lavoro terapeutico basandosi su osservazioni e linee direttive concordate. «L’arteterapeuta è come un timoniere, tiene d’occhio le stelle».

Mariella Mulattieri, arteterapeuta, Ospedale regionale di Lugano

Gefühle nach aussen tragen

«Beim Zeichnen, Malen oder Modellieren können die kleinen Patienten ihrer inneren Stimme eine Form geben. Kunsttherapie ermöglicht ihnen, das Erlebte besser zu verarbeiten und die oftmals gestörte Beziehung zu sich selbst und zu ihrem Umfeld wieder aufzunehmen.»

Eine Kunsttherapeutin

Den Patienten eine Stimme geben

«Ein Spitalaufenthalt ist für die betroffenen Kinder und deren Angehörige eine einschneidende Erfahrung. Eine schwere Krankheit oder ein Unfall erfasst ein Kind in allen Facetten seines Seins, physisch, emotional und psychisch.

Manche Kinder können nicht sagen, was sie empfinden. Und manchmal machen Worte ein Leiden nur noch schlimmer. Zeichnen und malen, singen oder ein Instrument spielen, Geschichten erzählen, tanzen oder sich einfach der Musik hingeben, geben ihnen eine Stimme und verschaffen ihnen Erleichterung.»

Charlotte Leber, Gründerin und Vizepräsidentin der Stiftung Art-Therapie

Seine Gefühle besser spüren

«Wo Worte nicht hinreichen, das Leiden zu erfassen, zu fühlen, auszudrücken und zu bearbeiten, ist Musikpsychotherapie angezeigt. Im freien Spielen mit dem musikalischen Material (Klänge, Rhythmen, Geräusche, eigene Stimme) treten die Jugendlichen in Beziehung zu sich selbst und nehmen dadurch sowohl ihren Körper und dessen Ausdrucksmöglichkeiten als auch ihre seelische Befindlichkeit besser wahr.  Psychosomatische Erkrankungen gründen nicht selten in sehr frühen, oft schon vorsprachlichen  Beziehungserfahrungen. In der Folge zeigen sich tiefgreifende Ab-Spaltungen und Entfremdungen vom eigenen Körper  und von den eigenen Gefühlen, welche sich in einer psychosomatischen Erkrankung mitteilen können.

Da Klang- und Rhythmusempfindungen als "psychosomatische Gesamtempfindung" bereits dem Ungeborenen früheste Erfahrungseindrücke der Welt vermitteln, ermöglicht der musiktherapeutische Prozess nonverbal neue Beziehungserfahrungen und bietet basale therapeutische Möglichkeiten für die Herstellung einer reiferen Beziehungs-, Dialog- und Kommunikationsfähigkeit.

Beim freien und lustvollen Spielen mit Tönen in der Musikpsychotherapie bei Barbara Gindl in der psychosomatischen Therapiestation „Romerhuus“ am Ostschweizer Kinderspital können eigene Gefühle besser gespürt und später auch benannt werden. Das Lauschen und auch leibhaftige Spüren von Klängen und Vibrationen verhilft der 13-jährigen L., ihren Körper trotz ihrer Erkrankung positiv und entspannt wahrzunehmen.»

Dr. Barbara Gindl, Musik- und Psychotherapeutin, Ostschweizer Kinderspital, St. Gallen

Fühlen

«Ich merke halt, wenn ich mich selbst entspannen kann, dann kann ich mit Hilfe des Singens noch mehr zu ihr kommen, noch mehr zu ihr finden, noch näher zu ihr finden.»

Mutter einer Frühgeborenen

Ein heilsamer Prozess

«Im kreativen Prozess, sei dies Malen, Plastizieren, Musizieren, Theaterspielen usw. kommen die Kinder und Jugendlichen ins Tätigsein, in eine innerliche und äussere Bewegtheit, die heilend wirkt. Das genaue Hinschauen und Hinhören schafft Bezug zur Realität und gibt Selbstvertrauen: «Ich kann mich auf meine Wahrnehmung verlassen!» Gleichzeitig merken die Kinder: ‚Ich kann gestalten und etwas Ureigenes schaffen.’ So wird das Gefühl der Selbstwirksamkeit massgeblich gefördert. Die Kinder sind stolz auf ihre Werke und kommen über sie und den kreativen Prozess in die Wahrnehmung der eigenen Gefühle und Stimmungen: ‚Heute fühle ich mich etwas traurig/ängstlich/stark’ oder des eigenen Verhaltens: ‚Ich kann heute gar nicht so gut bei der Sache bleiben/gebe schnell auf, wenn es nicht so gut klappt’,  aber auch der eigenen Vorstellungen und Werte: ‚Heute konnte ich zufrieden sein mit meinem Werk, obwohl ich es mir viel schöner vorgestellt habe’. Die Kinder und Jugendlichen können auch feststellen, wie sich im eigenen Ausdruck etwas verändert, wie er durch das Üben einer Technik genauer, differenzierter, kräftiger und immer authentischer wird. Die Beziehung zur Therapeutin, welche ungeteilte Aufmerksamkeit schenkt, unterstützt und stärkt das Kind.

Dr. med. Kurt Albermann, Chefarzt Sozialpädiatrisches Zentrum am  Kantonsspital Winterthur und Stiftungsrat der Stiftung Art-Therapie

Die Eltern mit einbeziehen

«Eltern werden durch ihr musikalisches Schaffen auf der Neonatologie zu Koproduzenten der Gesundheit ihres Kindes und ihres eigenen Wohls. Sie sind in der Musiktherapie sowohl «Konsument als auch Produzent» – ein wesentliches Merkmal von Koproduktion.

Im Sinne von Patient Empowerments soll zwar Wissen vermittelt, vor allem aber zum eigenen Handeln motiviert werden. Im therapeutischen Prozess empowert Musik Eltern und Kinder durch responsive und feinfühlige Interaktion.»

Dr. Friederike Haslbeck, klinische Musiktherapeutin, Inselspital Bern, Neonatologie